Perché in Shinjukawa ogni riproduttore è prima di tutto un campione
In molti allevamenti, solo uno o due cani sono campioni — i “cani vetrina” — mentre il resto dei riproduttori non ha mai visto un ring espositivo. In Shinjukawa ogni singolo riproduttore, maschio o femmina, ha conseguito almeno un titolo di campionato prima di essere ammesso alla riproduzione. Non è una scelta di marketing, è la nostra filosofia di selezione.
Cosa significa essere campione
Un titolo di campionato ENCI o FCI non è un premio per la bellezza. È la certificazione, rilasciata da giudici indipendenti, che un cane risponde allo standard morfologico e caratteriale della razza in modo eccellente. Il cane viene valutato nel movimento, nella struttura, nell’espressione, nel temperamento. Per ottenere un campionato servono più giudizi positivi in esposizioni diverse, da giudici diversi — non è la valutazione di un singolo, è un consenso.
Perché non basta “Lo stallone campione”
Molti allevamenti hanno uno stallone campione — il cane di punta, quello delle foto — e poi lo accoppiano con femmine che non non solo non hanno ottenuto un titolo, ma spesso non sono state nemmeno mai valutate. La logica è: “lo stallone è campione, quindi i cuccioli saranno buoni.” Ma la genetica non funziona così: il cucciolo eredita il 50% da ogni genitore. Se la madre non è mai stata valutata, metà dell’equazione resta un’incognita.Proprio per questo da Shinjukawa titoliamo tutti i nostri riproduttori, anche e soprattutto le femmine, che per quanto sottovalutate, contribuiscono alla nostra linea quanto e più dei maschi.
Il percorso che richiede anni, non mesi
Portare un cane al titolo di campionato richiede tempo, investimenti e pazienza. Il cane deve crescere, maturare, essere preparato per il ring, viaggiare per le esposizioni, essere giudicato da più esperti. Questo significa che un nostro riproduttore non entra nel programma a un anno di età — ci vuole di più, a volte molto di più. Se consideriamo che un campionato italiano necessita di 6 certificati di cui 2 obbligatoriamente in raduni o speciali di razza, si capisce perché per chiudere un campionato si impieghino mediamente 2 anni.
Considerando poi che non è possibile iniziarlo prima dei 15 mesi, il conto è presto fatto. Significa non poter mettere un cane in “produzione” prima di 2,5/3 anni.
È una scelta consapevole che comporta anche esborsi importanti.
Una esposizione considerando iscrizioni, spostamenti, pernotti, ecc.. mediamente costa 300/400€, e non sempre si vince, e le 6 gare obbligatorie potrebbero anche divenire 8, 10 o più, con la conseguente moltiplicazione delle spese.
Ma questa scelta porta con se anche indubbi e sottovalutati vantaggi.
Intanto si è avuto il tempo di testare il cane sottoponendolo a giudizio più volte e valutarlo pienamente anche dal punto di vista caratteriale e, soprattutto per le femmine, siamo sicuri di accoppiare soggetti “mentalmente” maturi, femmine pronte a prendersi cura della prole al meglio. Questo fa una notevole differenza in termini di attenzione e cura da parte della madre, cura che ritroveremo nello sviluppo emotivo dei cuccioli che risulteranno più socievoli ed equilibrati.
I numeri parlano
Dal 2010 i nostri riproduttori hanno conquistato complessivamente oltre 134 tra titoli e campionati in esposizioni italiane ed estere. Non sono titoli accumulati da un singolo cane — sono distribuiti tra i soggetti che fanno o hanno fatto parte del nostro programma riproduttivo. L’eccellenza non è un traguardo ma un processo che si raggiunge con metodo e sacrifici.