Andrea e Sensei Go Shinjukawa nel ring del Grand National a Tamura (Giappone) 2022

Nippo Show Grand National: la più severa valutazione dello Shiba Inu al mondo

di Andrea Fedele 9 min lettura Esposizioni

Il Nippo Show è l’esposizione organizzata dalla Nippo (Nihon Ken Hozonkai), l’associazione giapponese per la conservazione delle razze canine native del Giappone. A differenza delle esposizioni FCI/ENCI, dove lo Shiba viene giudicato secondo lo standard internazionale, al Nippo Show il giudizio segue lo standard giapponese originale — più tecnico, severo e focalizzato sulla preservazione del tipo autentico.

La differenza tra standard FCI e standard Nippo

Spiegare cosa differenzia lo standard Nippo da quello FCI richiede un salto culturale.

La prima enorme differenza rispetto alla valutazione FCI è nella filosofia che permea il paese del sol levante, dove aspetto materiale e spirituale devono convivere in armonia. I giudici, in primo luogo, ricercano nei soggetti valutati i tre pilastri del Nihon Ken:

Kan-i (悍威): audacia, coraggio e forza mentale uniti a un grande autocontrollo.

Ryōsei (良性): buona natura, lealtà e un carattere dolce ed equilibrato.

Soboku (素朴): semplicità raffinata, schiettezza e armonia estetica priva di fronzoli o eccessi.

La valutazione inizia osservando attentamente l’espressione del cane e il suo temperamento, poi si passa alla valutazione squisitamente tecnica — e qui si applica alla lettera il manuale di giudizio del Nippo.

Ricordo ancora quando a Padenghe il giudice si accovacciò, e con una penna spostò un singolo crine del pelo di guardia per valutarne la corretta consistenza — il pelo deve avere corpo ed essere consistente ma comunque elastico: quando spostato deve ritornare spontaneamente nella posizione originale. È un livello di dettaglio che non ha uguali al mondo.

Oltre a questo, tutti i cani vengono misurati, viene controllata la presenza di tutti i denti e verificata l’assenza di macchie sulle mucose — una verifica oserei dire maniacale.

Perché partecipare al Nippo Show conta

Partecipare al Nippo significa sottoporre i propri soggetti al giudizio più severo che si potrà mai incontrare durante la carriera espositiva. Se a questo si aggiunge che il Grand National si tiene 1 volta l’anno, si svolge nel paese di origine della razza, è l’evento più importante dell’anno e richiama tutti i migliori allevatori del Giappone, che i soli Shiba Inu iscritti superano facilmente i 700 soggetti, si avrà un quadro abbastanza chiaro di cosa rappresenti per un allevatore non giapponese prendervi parte.

Ma oltre all’indiscutibile valore tecnico, ciò che è davvero travolgente è l’atmosfera che vi si respira.

Molti allevatori, soprattutto quelli che provengono dalle zone più distanti, arrivano la sera prima, allestendo un vero e proprio villaggio dove è possibile incontrarsi e condividere esperienze, storie e conoscenza. Un’aria di solennità permea l’ambiente, e l’impressione è ancora più forte quando la mattina la cerimonia ha inizio con l’inno e la presentazione dei giudici, che avviene in assoluto silenzio, seguita dagli applausi per il sorteggio dei ring — altra differenza clamorosa: nessuno può sapere in anticipo da chi sarà giudicato.

Non è una gara aperta a tutti. Per accedere al Grand National in Giappone bisogna prima qualificarsi in una delle gare satellite organizzate dalla Nippo in Europa e negli Stati Uniti. Solo i soggetti che superano il giudizio secondo gli standard giapponesi ottenendo la qualifica di “Eccellente” nella gara satellite ottengono il pass per la gara madre in Giappone.

Il nostro Nippo Show a Padenghe — 26 maggio 2019

Il 26 maggio 2019, a Padenghe sul Garda, si tenne la gara satellite Nippo per l’Europa. Per noi era la prima volta. La manifestazione satellite veniva organizzata ogni due anni, alternandosi tra Italia e Polonia. Eravamo molto tesi, data la portata dell’evento, ma allo stesso tempo fiduciosi e orgogliosi di mostrare il frutto del nostro lavoro.

Ricordo che una notte agitata passò in fretta. Mi alzai all’alba per dare gli ultimi ritocchi ai cani e portarli a passeggio nel fresco del mattino — un po’ per farli svagare e un po’ per cercare di scaricare la tensione che non mi abbandonava. Alle 8:00 eravamo già sul luogo dell’esposizione.

Quel giorno presentammo tre soggetti: Sensei, la sorellastra Magatama (stesso padre) e la figlia di Sensei, Sakuia. Fu una cavalcata travolgente. Vincemmo tutte le classi (categorie per fasce di età), contro i migliori allevatori italiani ed esteri, e vincemmo come miglior della razza Shiba con Sensei.

Già questo sarebbe stato sufficiente a trasformare la giornata in un sogno a occhi aperti, ma non era finita.

Al pomeriggio sfidammo i migliori soggetti delle altre razze giapponesi — Akita, Shikoku, Kishu, Kai — e conquistammo il primato assoluto come miglior cane giapponese dell’intera manifestazione. Il nostro Sensei si era affermato su oltre 200 tra i migliori cani giapponesi d’Europa di tutte le razze.

Eppure il dato più importante era un altro:

Avevamo vinto come allevamento. Avevamo presentato tre cani strettamente imparentati tra loro ed erano risultati tutti vincenti — la prova incontrovertibile di un lavoro di selezione eccezionale.

Al Grand National in Giappone — un primato unico

La qualificazione ottenuta a Padenghe ci aprì le porte del Grand National in Giappone — la gara madre, la manifestazione più importante al mondo per le razze canine giapponesi.

Per quanto ne sappiamo, siamo l’unico allevamento ad aver partecipato al Grand National in Giappone con un cane privo di pedigree Nippo — i nostri Shiba sono registrati solo con pedigree ENCI/FCI. Presentarsi al giudizio dei maestri giapponesi con un cane “occidentale” era una sfida nella sfida: non solo competere al massimo livello, ma farlo con soggetti selezionati interamente fuori dal Giappone.

Avremmo voluto partecipare l’anno stesso, ma non ci fu possibile per lo stretto tempo disponibile per organizzare il tutto, e rimandammo fiduciosi per l’anno successivo. Purtroppo il destino aveva in serbo altri piani, e come tutti sappiamo seguirono due anni di pandemia e lockdown.

Senza perderci d’animo, decidemmo di partire non appena possibile, ed a novembre 2022 eravamo finalmente in aeroporto. Non nascondo che organizzare il viaggio fu un vero incubo: portare il cane al seguito non è affatto semplice, vuoi per la preoccupazione dovuta al tempo di volo (il cane viaggia in stiva), vuoi per le pratiche sanitarie e doganali, vuoi per la difficoltà di trovare sistemazioni che accettassero animali — all’epoca in tutta Tokyo trovammo solo 5 hotel disposti a prendere Sensei.

Per di più la gara si svolge sempre in ambiti rurali, solitamente mal serviti dai trasporti pubblici, e per questo dovemmo anche noleggiare un’auto e guidare per oltre tre ore e mezza sulle strade giapponesi — per noi contromano — non prima però di aver conseguito la patente internazionale a tempo di record.

In ogni caso il viaggio andò meglio del previsto. Il volo diretto da Roma ci vide arrivare a Tokyo tutto sommato riposati e con una gran voglia di scoprire la nostra seconda “Patria”, e Sensei sembrò non aver sofferto il lungo isolamento in stiva - ma mi sbagliavo.

Passammo tre giorni a Tokyo passeggiando per le vie senza meta, godendo ogni minimo particolare di una città singolare. Dodici milioni di abitanti ma sembra di vivere in un paesino. Unico punto fermo la visita alla statua di Hachikō a Shibuya — l’Akita Inu che aspettò il padrone alla stazione per nove anni, simbolo della lealtà del cane giapponese — e i fantastici ristorantini tipici.

Poi arrivò il momento di spostarsi in auto a Tamura, vivendo l’emozione di un viaggio on the road che ci ha mostrato il Giappone più autentico. Nel tardo pomeriggio arrivammo al nostro alloggio, una casa giapponese d’epoca con un delizioso giardino maniacalmente curato dall’addetto che trovammo intento a raccogliere le foglie cadute ad una ad una con una pinzetta d’acciaio — esperienza nell’esperienza.

La mattina successiva, dopo una tipica colazione giapponese servita dalla padrona di casa - una deliziosa vecchina di oltre 90 anni che parlava solo giapponese, decidemmo di recarci sul luogo della manifestazione per prendere informazioni e capire come muoverci, e con nostra sorpresa già dalla tarda mattinata c’erano espositori intenti ad allestire i loro gazebo.

Il giorno seguente, tornammo di buon’ora, durante la notte erano arrivati tutti ed era possibile avere una visione magnifica dell’area, (un grande campo sterrato adibito a manifestazioni sportive di vario genere), i gazebi erano ormai un centinaio una moltitudine di persone affollava ogni angolo e soprattuto c’erano shiba ovunque. Una quantità mai vista che non saprei definire in altro modo se non il paradiso!

Ci recammo in segreteria per avere le ultime informazioni prendere il nostro numero e qualche gadget, subito dopo fu annunciato l’inizio della manifestazione.

Ci fu la presentazione delle autorità, il saluto agli espositori e il sorteggio dei giudici. Piccola parentesi: per ogni ring ci sono tre giudici, e il giudizio nasce dal confronto di tutti.

Io e Sensei eravamo pronti — ormai le gare erano una consuetudine — ma quel giorno era diverso. Io lo sentivo ed anche lui, c’era un’aria di grandiosità, l’evento si stava svolgendo e tutti erano consci di partecipare a qualcosa di importante. Attendemmo circa due ore il nostro turno. Eravamo in un gruppo di 43 Shiba, e la meticolosità del giudizio richiedeva il suo tempo.

Quando fu il nostro momento, il giudice ci invitò al centro del ring. Sensei fu impeccabile. Purtroppo il viaggio e il cambio di abitudini lo avevano stressato: il pelo era stanco e lui era dimagrito, mangiava poco o nulla da tre giorni. Ciononostante facemmo del nostro meglio e ottenemmo un più che onorevole 20° posto, significava che un cane nato e cresciuto in un allevamento italiano era riuscito a piazzarsi davanti a ben 23 tra i migliori Shiba del Giappone.

Un cane nato e cresciuto in un allevamento italiano era riuscito a piazzarsi davanti a ben 23 tra i migliori Shiba del Giappone.

Finita la gara il giudice si avvicinò e, con l’aiuto di una persona che masticava anche un po’ di inglese, mi chiese da dove provenisse il cane. Fu grandemente stupito quando capì che non era un cane giapponese. Mi fece i complimenti per Sensei e mi spiegò che a causa dell’inesperienza avevo commesso degli errori durante la presentazione — il modo di presentare il cane al Nippo è diverso da quello usato nel resto del mondo — cosa che probabilmente aveva peggiorato la classifica finale.

Ma poco importa. Avevamo dimostrato che lavorando con metodo, conoscenza e impegno era possibile arrivare dove molti potevano solo sognare.

Cosa significa il Nippo Show per chi sceglie un cucciolo

Per un futuro proprietario, sapere che il proprio cucciolo proviene da un allevamento che ha gareggiato ai livelli dei migliori soggetti giapponesi, e che può vantare una selezione valida sia secondo i rigidissimi canoni Nippo sia secondo lo standard FCI/ENCI, è un’ulteriore garanzia di qualità e autenticità — una dualità unica che, per quanto ne sappiamo, appartiene solo a Shinjukawa.

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